La Selva del Lamone: natura e storia nel cuore della Tuscia
Selva del Lamone: foresta vulcanica della Tuscia, tra massi lavici, etruschi, briganti e biodiversità. Scopri i suoi sentieri e le sue leggende.
🌌Un tesoro della Maremma laziale
La Selva del Lamone, situata nel comune di Farnese, in provincia di Viterbo, è uno dei luoghi più affascinanti della Tuscia e della cosiddetta Maremma laziale. Si estende per circa 2.000 ettari ed è una Riserva Naturale Regionale che racchiude boschi intricati, enormi massi di lava e sentieri che sembrano labirinti.
L’impressione è quella di un ambiente arcaico e impenetrabile, ma la Selva è in realtà un luogo in cui natura e storia si intrecciano da millenni.
🌋 Origine vulcanica
Il paesaggio unico della Selva del Lamone è il risultato delle eruzioni del Vulcano di Latera, che hanno modellato l’area tra 150.000 e 50.000 anni fa. Le colate laviche, raffreddandosi e frantumandosi, hanno dato origine a un immenso mare di massi basaltici.
Ancora oggi, camminando tra i sentieri, ci si imbatte in blocchi ricoperti di muschi e licheni, fessure profonde e improvvisi dislivelli che rendono la Selva un vero labirinto naturale. La geologia qui non è solo scenografia, ma protagonista del paesaggio.
🌿 Un bosco vissuto dall’uomo
Sebbene la Selva appaia oggi come un ambiente selvaggio e primordiale, in realtà è stata da sempre intensamente frequentata dall’uomo.
Qui si intrecciano insediamenti etruschi (come il sito di Rofalco), resti di strade romane, tracce di chiese medievali e antiche vie di collegamento tra paesi. Per secoli, inoltre, la Selva è stata luogo di attività agro-pastorali: produzione di carbone, allevamento di ovini e raccolta di legna da ardere hanno scandito la vita delle comunità locali.
Oggi, camminare tra i suoi sentieri significa quindi immergersi non solo nella natura, ma anche in una storia millenaria di traffici, scambi e tradizioni.
🦌 Biodiversità tra massi e foresta
La Selva ospita un ricco mosaico di specie. Le zone più fitte sono dominate da cerri, querce e lecci, mentre nei punti più umidi prosperano felci, carpini e ontani.
Tra gli animali si incontrano cinghiali, caprioli, istrici, tassi, gatti selvatici e rapaci come la poiana. Di notte, il canto dell’allocco accompagna il silenzio, ricordando che qui la natura conserva ancora i suoi ritmi antichi.
🏞️ Briganti e leggende
La Selva del Lamone è stata anche rifugio di briganti. Tra il Seicento e l’Ottocento, i labirinti di massi e gli anfratti nascosti erano luoghi perfetti per sfuggire alle autorità.
Il nome più celebre legato a queste storie è quello di Domenico Tiburzi, considerato il “re della Maremma”, figura controversa tra mito e realtà, che avrebbe trovato riparo in più di un’occasione nel fitto della Selva.
Accanto alle vicende storiche, non mancano leggende popolari: si racconta di spiriti, apparizioni e forze misteriose che abitano il bosco, alimentando il fascino enigmatico del Lamone.
🚶♂️ Esplorare la Selva oggi
Oggi la Selva del Lamone è una riserva accessibile grazie a una rete di sentieri segnalati. Tra gli itinerari più suggestivi spicca quello che conduce alle Rovine di Rofalco, un insediamento etrusco fortificato che domina dall’alto la distesa di alberi e massi.
Altri percorsi passano per aree un tempo dedicate alla carbonizzazione del legno: un’occasione per immaginare la vita dei carbonai e comprendere come l’uomo abbia saputo convivere e utilizzare questa foresta senza mai addomesticarla del tutto.
🌟 Conclusione
La Selva del Lamone è un luogo dove storia, leggenda e natura si incontrano. Le colate laviche di 50.000 anni fa hanno creato un paesaggio unico, che l’uomo ha attraversato e vissuto per secoli: dagli etruschi ai romani, dai monaci medievali ai carbonai, fino ai briganti dell’Ottocento.
Camminare oggi nel Lamone significa compiere un viaggio a più dimensioni: tra geologia, biodiversità, archeologia e tradizioni.
Un’esperienza capace di regalare suggestioni forti e autentiche, che rende la Maremma laziale e la Tuscia una destinazione imprescindibile per chi ama l’escursionismo lento e la scoperta.
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